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15 Giu 2018 17:50 - Valter Sosio

Comunità Pastorale -  Avvisi del 17 giugno

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08 Giu 2018 00:10 - Valter Sosio

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03 Giu 2018 20:10 - Renato Gozzi
I due comunicandi di Crosio 2018

 

Di seguito i due ragazzi che hanno ricevuto nella loro parrocchia, durante la celebrazione del [ ... ]

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01 Giu 2018 16:33 - Renato Gozzi

CROSIO DELLA VALLE – PARROCCHIA S. APOLLINARE

 

GIUGNO 2018

1 primo venerdì – ore 17,30: [ ... ]

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21 Mag 2018 22:45 - Valter Sosio

Volantino Oratorio Estivo 2018 - Modulo di iscrizione all'Oratorio

 

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Riflessioni quaresimali - Felicità e infelicità

A cura di don Carlo Colombo

Felicità e infelicità ***

Tenendo presente che è difficile pensare una persona libera, senza che in qualche modo ne abbia la co­scienza, un indice di quanto siamo liberi o meno è dato dalla felicità o dall'infelicità. Per comprendere meglio il discorso che stiamo facendo è necessario tener presente che la felicità è un modo di essere, frutto della sintesi della soddisfazione fisica, del piacere psichico e della gioia spirituale; mentre l’infelicità è un modo di essere che nasce dal fatto che si è posta tutta la propria attenzione solo su uno degli elementi della sintesi, ignorando gli altri due, per cui diventa il segno della consapevolezza del proprio fallimento, che nasce dalla sensazione della mancanza di qualcosa, cioè del senso di vuoto che proviamo, anche se spesso la causa è inconscia. Dato che siamo di fronte ad una libertà relativa e limitata, perciò mutevole nelle sue espressioni, in quanto frutto della continua rielaborazione del susseguirsi delle esperienze, riconoscere che sentimenti di felicità e di infelicità possono coesistere, proprio come odio e amore in un susseguirsi di situazioni che toccano direttamente la propria persona e uno stretto rapporto personale, può darci forse dei suggerimenti preziosi per condurre una vita migliore, in quanto ci porta a capire le mutazioni del nostro umore e dell’umore degli altri. Usciamo a questo modo dall’atteggiamento passivo di chi si sente vittima della situazione e tende alla depressione, per renderci consapevoli di avere tutti gli strumenti necessari per costruire la nostra libertà e perciò la nostra felicità. Ciò è possibile quando siamo capaci di creare momenti di silenzio che ci permettono di interiorizzare tutte quelle sensazioni che sono rimaste nella nostra memoria in quanto erano state ritenute interessanti. La capacità di gioia è un talento che sviluppiamo in gran parte da noi, vivendo la consapevolezza che il meccanismo psichico fondamentale della emotività, quando si muove in sintonia con gli altri meccanismi psichici fondamentali, ci porta a creare continuamente la sintesi tra la soddisfazione e il piacere. Le persone di buon umore tendono ai comportamenti pro-sociali, mentre in assenza di gioia tendiamo a isolarci dagli altri, in quanto la loro presenza crea in noi solo disagio e fastidio, per il fatto che, usando il meccanismo di difesa della proiezione, addossiamo agli altri la causa dei nostri sensi di vuoto, del nostro disagio e perciò della nostra infelicità. Quando siamo felici siamo anche più disponibili verso gli altri e coltiviamo i nostri legami personali meglio di quando siamo tristi; inoltre siamo più propensi al perdono, a vedere in loro la buona fede. Non sorprende quindi che la felicità sia più sensibile al clima sociale prevalente in famiglia e lo rispecchi più fedelmente, sia esso di calore emotivo o di freddezza. Dob­biamo pure tener presente che chi sa gioire delle cose è maggiormente aperto all'ambiente in cui vive e sa cogliere le cose come amiche e sente l’ambiente come una sua dimensione. La felicità inclina all'apertura estetica e, nello stesso tempo, è aumen­tata dall'esperienza estetica. Queste affermazioni ci aiutano a comprendere lo stretto rapporto tra la per­sona, i propri sentimenti e l'ambiente, dandoci una conferma che lo spazio-tempo è una dimensione della persona; per cui i meccanismi psichici fondamentali sono gli strumenti essenziali che ciascuno usa per poter es­sere se stesso e per poter esprimersi.

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